Il vocabolario della lingua italiana definisce la
psicomotricità come insieme di
dottrine e pratiche terapeutiche riguardanti interazioni ed integrazioni tra
funzioni motorie, sensoriali e cognitive, con particolare riferimento all’età
evolutiva;
Il modo in cui la mente e il corpo sono collegati è,
per gli esseri umani, oggetto d'indagine da parecchi secoli. "Una mente
sana in un corpo sano" ed altre frasi del genere testimoniano la
concezione di una certa forma di unità. Presso altre filosofie, la mente
"sana" rende sano il corpo.
Io credo che l'unità della mente e del corpo sia una
realtà oggettiva. Non si tratta solo di parti in qualche modo collegate l'una
all'altra, ma di un tutto inseparabile al momento del funzionamento. Un
cervello senza corpo non può pensare; ridotto ai minimi termini, vi sono
funzioni motorie che assicurano il manifestarsi delle funzioni mentali
corrispondenti.
Il
vantaggio dì affrontare l'unità mente-corpo tramite il corpo consiste nel fatto
che l'espressione muscolare è più semplice perché è concreta e più facile da
localizzare. Inoltre, è incomparabilmente più facile rendere una persona
cosciente di ciò che accade nel suo corpo, e quindi l'approccio corporeo dà
risultati più rapidi e più diretti. Agendo sulle parti significative del corpo,
come gli occhi, il collo, la respirazione o il bacino, è facile provocare
immediatamente modificazioni d'umore sorprendenti.
Nell’evoluzione
del movimento dell’essere umano sono determinanti gli intrecci tra sviluppo
muscolare-motorio e sviluppo mentale. Secondo alcuni autori le forme
conoscitive, le strutture mentali semplici presenti nel bambino, si trasformano
in strutture mentali complesse nell’adulto. Dalle fasi iniziali a quelle finali
la trasformazione è progressiva e ha molte fasi intermedie che corrispondono ad
altrettanti fasi dello sviluppo motorio. Pertanto incontrare o rincontrare
il proprio corpo
implica
a monte l’intenzione di volerlo fare. La differenza è tutta qui:
nell’intenzione. L’approccio psicomotorio, è indubbiamente strategico, e come
abbiamo visto complesso; l’immagine del corpo è il risultato complesso di tutta
l’attività cinetica, di tutti i messaggi, gli stimoli e le azioni che
permettono al soggetto di differenziarsi dal mondo esterno. Pertanto
l’”immagine del corpo” ha la sua origine nell’esperienza d’essere
manipolato, poi in tutte quelle sensazioni cinestetiche, tattili e visuali che
derivano dalle diverse attività d’esplorazione del mondo esterno… se la
funzione tonica è legata all’affettività, l’immagine del corpo che condiziona
le possibilità d’azione e di ricerca del soggetto, è legata a sua volta alla
conoscenza del mondo esterno e per ciò stesso all’intelligenza…
Lo
schema corporeo può essere definito sul piano educativo, come la chiave di
volta di tutta l’organizzazione della personalità, la coscienza che assicura il
legame tra i differenti aspetti ed i differenti livelli dell’Io. L’educazione
psicomotoria, pertanto facilita l’evoluzione dell’equilibrio psicotonico e differenti
aspetti della relazione IO-Mondo esterno, essa deve dunque in ogni caso,
educativo o rieducativo, corrispondere alle differenti tappe della costruzione
dello schema corporeo che a sua volta
segue le leggi della maturazione nervosa. Ovviamente ogni soggetto ha una sua
storia e un proprio passato, pertanto è necessaria una certa elasticità nel
porre i limiti tra una tappa e l’altro.
Il
paradigma dell’educazione al movimento si basa su questo, ed oltre alle
strategie e strumenti che sono propri della psicomotricità, propone un modello “attivo” per “imparare a
imparare” apprendere nuove risposte per arrivare ad un cambiamento dinamico del
comportamento…..
Dott.
Roberto Valle Vallomini